La scelta del tema è stata determinata dalla curiosità di conoscere di più sull’argomento dopo aver letto i versi visionari e struggenti di Alda Merini.

La legge Basaglia che diede una potente scossa alla coscienza collettiva, fece crollare il muro che nascondeva atrocità e ridiede dignità ai malati, è stata alla base di una attività che ha preso l’avvio con la lettura di testi e testimonianze (vedi bibliografia e sitografia), la partecipazione agli incontri del 4 ottobre e 28 novembre 2018 presso Istoreto e si è poi strutturata nell’idea di creare un supporto per divulgare e condividere il nostro lavoro cioè: una pagina web (landing page) per approfondire e collegare gli eventi in una prospettiva storico-cronologica al fine di evidenziare il percorso che ha portato al cambiamento del rapporto malattia mentale/psichiatria e malattia mentale e società.

Abbiamo così suddiviso la nostra attività in due livelli di lavoro:

Successivamente abbiamo deciso di impostare il nostro lavoro seguendo due linee guida:

Si è quindi proceduto con i contatti per organizzare interviste e filmare e visitare l’ex ospedale psichiatrico di Collegno.

Abbiamo pertanto incontrato Nico Ivaldi autore di “Manicomi torinesi” (dal ‘700 alla Legge Basaglia) che ci ha illustrato quei luoghi di detenzione che sono stati i manicomi fino alla legge di uno psichiatra rivoluzionario, Franco Basaglia.

Successivamente abbiamo incontrato Mauro Vallinotto, la cui celebre fotografia della bambina nuda legata in un letto di Villa Azzurra a Grugliasco scosse l’opinione pubblica nei momenti più ”caldi” del dibattito che precedette la legge.

Infine ci siamo recati ad intervistare il dott. Ugo Zamburru al Caffè Basaglia di Torino per vedere e capire come può essere il “dopo” ascoltando anche le testimonianze dei ragazzi con problemi psichiatrici che hanno trovato nel Caffè Basaglia una risorsa per vivere e lavorare “normalmente”.

L’aspetto più riferito al passato ed allo scenario lo abbiamo documentato visistando l’ex Ospedale psichiatrico di Collegno.

Una parte molto ampia dell’enorme complesso è stata recuperata ed è oggi sede di uffici, di un dipartimento dell’Università e di un teatro. Nella parte restata ancora come era ai tempi dell’istituzione manicomiale sono rimasti i grandi stanzoni, le sbarre, i bagni con le file di docce.

Nella pagina web si possono notare dei quadri, delle vere opere d’arte: sono i quadri dipinti dai malati durante l’ultimo periodo, quando già si cominciava a cercare un approccio diverso con la malattia

mentale, oggi queste opere sono esposte in una galleria di fronte agli uffici direzionali, quasi una forma di nemesi!

Importante è stato poi il lavoro svolto per selezionare e strutturare dinamicamente un insieme di risorse di natura diversa (abbiamo infatti inserito la recitazione di testi di Alda Merini, una canzone scritta ed interpretata da una studentessa del gruppo ..) per procedere al montaggio sia dei filmati che della pagina web.

Molto difficile è stata la scelta di cosa “tagliare”, avremmo voluto utilizzare tutto, le nostre riflessioni e discussioni ci hanno portato ad ottenere questa pagina che vuol essere un piccolo contributo alla conoscenza di un aspetto del mondo e del territorio in cui viviamo.

In conclusione la nostra landing page è stata coevolutiva ed è nata grazie all’apporto di tutte le persone che hanno dato il loro contributo attraverso interviste, consigli, riflessioni, materiali, creazioni artistiche e condivisione di esperienze.